Garlic and sapphires in the mud

Ibridando pezzi di un tergicristallo danneggiato (fornito da un’azienda calabrese specializzata in riparazione di macchinari ferroviari) con volumi riconducibili a masse organiche, Giulia Cenci innesca un processo che parte dall’alterazione della forma originaria dell’oggetto preesistente per generare una creazione dalla nuova significazione. L’artista riproduce con perizia l’articolazione delle diverse parti che compongono un’unica struttura, attratta dalle peculiarità della serialità ingegneristica. La sensazione di vitalità rintracciabile in questo micro-mondo è alimentata dalla presenza in esso di elementi naturali (rami), richiamo immediato alla stratificazione interna dei minerali. La tensione quasi muscolare che conferisce all’opera stessa un aspetto semi vivo ricorda, inoltre, certe specie vegetali infestanti nell’atto di espandersi in modo incontrollato nello spazio circostante.