Marco Giordano (Torino 1998). L’artista torinese consegue la laurea in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 2011 e subito dopo si trasferisce a Glasgow, dove vive e lavora da sei anni.
È co-fondatore di Thank You Very Much, collettivo di artisti con sede a Glasgow impegnato nell’organizzazione di mostre ed eventi.
I suoi progetti si declinano in base alla specificità del luogo e delle circostanze in cui si inseriscono diventando talvolta progetti itineranti a tempo indeterminato. Basandosi sull’analisi delle relazioni tra interno ed esterno o tra un’azione e il tempo in cui questa si svolge, l’intera ricerca si traduce in una sorta di creazione partecipata che include i punti di vista altrui, poi opportunamente riformulati. Nel lavoro di Giordano sopravvive, infatti, una certa impermanenza per cui ciò che conta davvero è il processo di produzione più che la materialità dell'opera d'arte.Le azioni performative e gli interventi di arte pubblica spesso si servono di testi letterari o messaggi poetici autoprodotti dall’artista per generare spunti di riflessione e creare connessioni tra linguaggio narrativo e arte visuale. Tra le mostre personali più significative: I'm Nobody! How are you?, Glasgow International Festival, Glasgow 2018; Conjunctive Tissue, 3 Ada Road, Londra, 2018; Pathetic Fallacy, Il Colorificio (Milano, 2017); Self-fulfilling Ego, Jupiter Artland, Edimburgo, 2017. Tra le mostre collettive: That’s IT!, MAMbo, Bologna, 2018; Cutis, Glasgow Project Room, Glasgow, 2017; Asnatureintended, Frutta, Roma, 2016.
Sopra un semplice striscione bianco l’artista cuce in nero la frase «Inalami esalami», elevando a protagonista dell’opera una scritta appuntata tra note varie sul suo taccuino.Giordano prosegue così l’indaginesui limiti tra sfera collettiva e privata: fa del banner, comunemente adoperato per diffondere messaggi su larga scala, il vessillo della sua intimitàtradotta nella fugace annotazione. L’opera diviene un “interstizio” tra spazio pubblico, luogo espositivo e artista in grado di, usando le parole del sociologoGiovanni Gasparini, “articolare processi di socializzazione, identificazione e adesione affettiva".