Marco Pace nasce nell’agosto del 1977 a Lanciano (Chieti) dove frequenta l'Istituto Statale d'Arte. Si forma presso l’Accademia delle Belle arti di Firenze, allievo del maestro Gustavo Giulietti il cui percorso artistico ha vivacizzato la cultura figurativa italiana. Disegnatore di professione, collabora da anni per l’artista Gianni Pettena, per conto del quale, dal 2007, esamina la realizzazione di tutte le installazioni, e per la Galleria Giovanni Bonelli di Milano. Durante gli anni di studio lavora come pittore di scena nel mondo del teatro, del cinema, e realizza la scenografia di alcune serie televisive.
Illustratore e fumettista, Marco Pace porta parallelamente avanti la sua ricerca pittorica che egli stesso definisce catartica. Il suo lavoro si incentra sul concetto di abitazione come ricerca di intimità, di luoghi in cui ci si possa fermare a progettare la propria vita. Nei suoi dipinti sono rappresentati interni d'architetture e panorami dall'entità primordiale, abitati da figure lontane dal contesto moderno, e da citazioni provenienti dal dibattito artistico contemporaneo. La presenza di queste figure, proposte in ambienti ad esse estranei, crea una disparità che confonde lo spettatore.
Nel giugno 2018, partecipa con Gianni Pettena all’importante progetto Photology AIR (Art In Ruins) promosso da Photology, galleria specializzata in fotografia fondata nel 1992 a Milano. Il progetto, realizzato nella città di Noto, prevede l’ Art Trail, un itinerario immerso nella natura in cui vengono esposte, ogni anno, installazioni realizzate da artisti invitati in residenza. Durante i giorni di permanenza ai BoCs Art, realizza una lode ad Angelo Fasano, poeta e attivista culturale cosentino, tragicamente scomparso nel 1992, che fondò con Franco Dionesalvi e Raffaele De Luca la rivista di poesia Inonija.
L’opera, composta da un trittico di disegni a china e una scultura/installazione, che prende il titolo Andromeda – omaggio ad Angelo Fasano , accompagna la performance dell’artista: una lettura di poesie dello scrittore cosentino e dell’introduzione del libro Il profumo del tempo di Byung-Chul Han, filosofo coreano, mettendo a fuoco una riflessione sulla necessità di fermarsi.
L’opera, legata al concetto della riappropriazione del tempo, vede l’autore stesso in cerca di un suo ambiente recondito: la scultura diventa una “cuccia”, un pensatoio intimo e raccolto dove avviene la lettura. Ogni disegno riproduce una poesia di Fasano, ispirato liberamente ai versi di Dialogo al Fiore, Rivoluzione e Andromeda, trilogia del ciclo di Andromeda.