Nata nel 1966 a Burghausen, Germania, Karin Andersen studia all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Consegue inoltre, nel 1991, il diploma della scuola bolognese del fumetto alla Nuova Eloisa. Fonda un collettivo e una galleria autogestista che le permette di collaborare con numerosi artisti. Nei suoi lavori troviamo una determinata disposizione al teriomorfismo, cioè alla fusione tra uomo e animale, e di conseguenza ad una definitiva messa in crisi dell’antropocentrismo. Contribuisce agli studi del teorico Roberto Marchesini, con la quale pubblica nel 2003 il libro “Animal Appeal: uno studio sul teriomorfismo”. Un testo di indagine che tratta proprio il rapporto con gli animali e il debito che l’uomo ha verso di essi, non solo a livello materiale, ma anche culturale, mostrando quanto tutta la cultura artistica sia legata ad una serie di strumenti, di conoscenze, e ad un ampio dizionario di modelli, che provengono proprio dal mondo animale.
Per Karin Andersen, l'idea del contagio e dell'ibridazione, è una sorta di esercizio intellettivo che le permette di aprire nuovi orizzonti, di conoscere nuovi mondi possibili.
Fra le sue ultime mostre personali: Le api industriose, a cura di Lorena Matic, Galleria Comunale di Arte Contemporanea, Monfalcone; Nous AUTRES, Studi teriografici sul divenire, a cura di Claudia Attimonelli e Vincenzo Valentino Susca, Traffic Gallery, Bergamo; Studi di fisiognomica amorale, Artefiera, Bologna (Traffic Gallery, Bergamo); Hollow Nature, Flash Art Event, Palazzo del Ghiaccio, Milano (con Galleria Opere Scelte, Torino /Studio Cannaviello, Milano).
Licantropia Consentia è la rielaborazione personale dell’artista riguardante la storia e la cultura della città di Cosenza. Il progetto, realizzato nei giorni di residenza ai BoCs Art, è una sintesi di due elementi: il lupo, animale-simbolo della città, e la genesi del nome di questa, che rinvia al consenso che ha portato alla fondazione di una comunità, l’antica Consentia. La figura del lupo accompagna l’artista verso lo studio della licantropia, fenomeno tradizionalmente associato alla paura di perdere il proprio aspetto umano attraverso l’assalto e il contagio da parte di un’alterità terrificante e patologica. Nell’opera, Karin Andersen rovescia tale principio, elaborando un’idea di “consenso di contaminazione”. Un contagio metaforico, che si concentra sull’idea dell’accoglienza, della contaminazione come vantaggio di crescita e potenziale culturale, sociale o scientifico. Il “virus” della diversità viene così riadattato e personalizzato, evidenziando i molteplici aspetti dell’avvelenamento. Nasce quindi una comunità simbolica: individui arricchiti da una nuova diversità. E’ utile sottolineare come la metafora dell’accoglienza del diverso riveste nell’artista una particolare importanza in questo momento storico e culturale.