Cristina Gardumi (Gavardo, 1978) è un’attrice, performer e artista visiva, diplomata in pittura, presso l'Accademia di Belle Arti G.B. Cignaroli di Verona, e recitazione, all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio d'Amico a Roma. Vincitrice del premio Celeste 2011 e dell’Arte Laguna Prize 2012 per la categoria di pittura, la sua ricerca spazia dall’illustrazione all’animazione: è fatta di segni, tagli, inchiostri, dove l’animale si mescola con l’uomo, assumendone l’aspetto. L’artista disegna di getto, quasi come se fosse un atto purificatorio, privo di ripensamenti: una volta abbozzato il segno, questo resta inciso, immortale, impregnandosi dell’incertezza della mano, di ogni sbaglio, di ogni traccia. Accettandolo per quello che è. I suoi personaggi parlano di alcune tematiche che emergono nel momento in cui vengono creati. Utilizza un linguaggio che cerca di aggirare i filtri che di solito la gente ha nel pensare ad alcuni argomenti, quali il sesso o la morte, in modo da raggiungere e creare una sorta di perturbamento.
Impiega supporti delicati e alterabili, esposti al caso: i segni del tempo si mescolano così alla sua traccia grafica. E’ la carta a stimolare la sua immaginazione, per il rapporto fisico che riesce a creare con essa.
Collabora con vari autori e registi illustrando le loro opere in scena , Alla luce, Il Nullafacente, Leonardo Da Vinci, l'opera nascosta e La Prossima Stagione di Michele Santeramo, quest'ultimo decretato uno dei migliori spettacoli messi in scena in Brasile nel 2017, e sulla carta, il romanzo di Andrea Porcheddu Infedele alla linea con prefazione di Ascanio Celestini, edito nel 2015 da Maschietto Editore. Ha partecipato a numerose mostre collettive e personali in Italia e all'estero. Tra le sue ultime esposizioni personali: Her/Herr, a cura di Alessandra Ioalè, Burning Giraffe Art Gallery, Torino, e Food of love/food of larvae (current exhibition) Gardumi/Balletti, a cura di Antonio Calbi, Teatro India, Roma, entrambe del 2018.
Cristina Gardumi realizza, a Cosenza, Erbario #1 #2 #3 #4, un opera composta da quattro disegni e un file audio dal titolo De Rerum Natura, conversazione che l’artista ha avuto con donne del luogo, riguardo ai grandi temi della bestialità, del rapporto con le bestie, della rappresentazioni degli animali nel mondo dell’arte. L’intenzione è quella di realizzare un microcosmo costituito da una scenografia murale di carta da parati autoprodotta che rappresenta un insieme di erbe, fiori, molti dei quali sono stati inspirati dalla stagione e dal contesto in cui si trova. Protagonisti dell’opera sono gli attori zoomorfi, caratteristici del suo percorso artistico, che seguono delle storie indecifrabili che ognuno può trarre osservando senza avere esattamente una successione degli episodi. Filo conduttore è la sessualità femminile e in particolare modo il mito di Persefone e quindi la successione delle stagioni. La figura mitologica, secondo Cristina Gardumi, rappresenta al meglio il suo concetto di femminilità: un insieme di mistero e possibilità inespresse che devono ancora trovare una loro strada per venire fuori nel mondo di oggi. I suoi personaggi fiabeschi vogliono quindi aiutare l’artista a capire la relazione tra la contemporaneità e l’essere donna, la gestione del corpo, la sessualità.