Pensatore gioachimita

A Cosenza Gabriele Arruzzo si rapporta in modo diretto con il territorio realizzando un’opera ispirata alla dottrina dell’abate Gioacchino da Fiore, nato a Celico nel 1130 circa. Nel dipinto è evidente il riferimento al Liber Figurarum (Il Libro delle Figure), capolavoro della letteratura figurale del Medioevo, citato come opera gioachimita nella Cronica di Salimbene de Adam da Parma (XIII secolo). Il personaggio raffigurato è un pensatore in abiti borghesi ritratto in un momento di grande concentrazione, mentre pone il suo sguardo su una figura composta da tre cerchi intersecati a vicenda e inanellati a spirale. Tale composizione geometrica è presente in una tavola illustrata del Liber Figurarum come simbolo della storia umana suddivisa in tre Età (l’età del Padre, l’età del Figlio, l’età dello Spirito Santo) secondo la teologia trinitaria del monaco calabrese. I tre cerchi sono indicati da una mano esterna allo spazio geometrico che, posta in diagonale in alto a destra, guida l’occhio dell’osservatore verso il punto più significativo di tutto il dipinto.