Sabrina D’Alessandro nasce a Milano; dopo la maturità classica si specializza nel 1999 in Disegno industriale presso il Politecnico del capoluogo lombardo. In un’incessante connessione tra arte e linguaggio, D’Alessandro si serve delle parole per esplorare il sentire dell’uomo e tradurlo in nuove chiavi di lettura della realtà. Il suo studio sulle potenzialità creative del linguaggio si traduce nella ricerca, e a volte nella vera e propria scoperta, di parole che catturano il suo interesse e che poi restituisce in forma artistica, utilizzando diversi medium espressivi quali installazioni, atti performativi, video e sculture. Il lavoro di Sabrina D’Alessandro, segnalato dall’Enciclopedia Treccani, si esprime attraverso l’URPS (Ufficio Resurrezione Parole Smarrite): “Ente preposto al recupero di parole smarrite benché utilissime alla vita sulla terra”, fondato dall’artista nel 2009 e diviso in vari dipartimenti a seconda del modo in cui i vocaboli vengono riportati in vita. Nel 2011 viene pubblicato da Rizzoli il volume Il Libro delle Parole Altrimenti Smarrite mentre nel 2018 nasce “Oficina resurrección de palabras perdidas”, succursale colombiana dell’Ufficio Resurrezione. Dal 2016 l’artista viaggia in Italia e all’estero con un progetto itinerante, il Censimento Peculiare, installazione interattiva volta a individuare il difetto umano più diffuso presso diverse culture, aree geografiche e comunità di persone (dalla Russia all’Isola di Malta, dai detenuti di un carcere ai fratelli di un monastero). Tra i lavori più recenti, oltre alle opere che saranno presentate nel corso del 50esimo Premio Suzzara (2018), si ricordano: Reparto Computazioni, Fondazione Mudima, Milano (2018); Dipartimento parole imparavolate, ospitato all’interno della Domenica de Il Sole 24 ore (2017); URPS-Divisione mutoparlante, serie di video mandati in onda da Sky Arte (2016).
A Cosenza, con Ufficio Resurrezione Parole Smarrite, Sabrina D’Alessandro continua il viaggio del progetto itinerante Censimento Peculiare declinandolo in un lavoro specifico sul dialetto calabrese, ricco di parole ormai cadute in disuso. La ricerca linguistica condotta in loco diventa forma d’arte visiva attraverso due installazioni, concepite come opere distinte ma tra loro collegate. In Piglia e porta l’artista gioca sul termine dialettale designante il pettegolo e sistema su due porte di legno otto taccuini, ciascuno contenente la traduzione in calabrese con licenza poetica di otto parole italiane antiche che esprimono difetti umani. Le otto parole sono le stesse presenti in XIV Censimento peculiare, installazione che richiede l’intervento del pubblico per votare la parola del passato che esprime il difetto umano più diffuso nel presente. BoCs Art ospita la quattordicesima tappa dei Censimenti: in occasione della presentazione dei lavori i visitatori sono invitati a esprimere la propria preferenza attraverso dei fagioli cannellini bianchi da inserire nel barattolo corrispondente alla parola prescelta. Ad accompagnare XIV Censimento peculiare una performance artistico-musicale a cura del Dipartimento Rinascita Psicovocale dell’URPS in collaborazione con cantanti e musicisti del luogo dal titolo “Pittuleru spaccennatu chiacchierune ‘ntrallazzatu”.