Coppia nel lavoro così come nella vita privata, Lia Pantani (1966) e Giovanni Surace (1964) collaborano dal 1995. Docenti presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna e Firenze, i loro lavori sono basati sul concetto della memoria, sull’instabilità delle cose, richiamando conoscenze dimenticate e operando sull’interiorità. Nelle loro opere è sempre presente una mutazione che genera un nuovo significato: il modificarsi in una nuova forma crea, inoltre, un’armonia della variabilità in grado di far cogliere l’irripetibilità di un momento, riassumendo il tutto nell’essenziale, nell’attimo che incessantemente rinnova se stesso.
Tra le mostre personali: Se la memoria mi dice il vero, Certosa Monumentale di Calci, Pisa (2001); Non spiegatemi perché la pioggia si trasforma in grandine, Galleria Fornello, Prato (2004); Ti amo, Galleria Madder 139, Londra (2008); Who’s next, dovrebbe piovere su di voi e non su di me, Villa Pacchiani, Santa Croce Sull’Arno (PI);The other party (who’s next, dovrebbe piovere su di voi e non su di me), Galleria Die Mauer e Mura di cinta via Pomeria (giardino d’infanzia), Prato, (2012).
Tra le mostre collettive ricordiamo l’ultima partecipazione al A place to be, a Varese, con il progetto espositivo e di ricerca La responsabilità dei cieli e delle altezze, a cura di Matteo Innocenti, in dialogo con lo spazio Riss(e) di Ermanno Cristini.
Al Bocs Museum doneranno dei palloncini decorati con il Blu Cobalto usato per le decorazioni in ceramica, motivo che ritroviamo in diverse parti del mondo, una ceramica itinerante presente anche in Calabria. La coppia esplora la trasformazione del materiale, di un segno chimico che unito a dei gesti più contemporanei, si trasforma in micro cumuli di polvere, rimandando quindi alla base della pittura: il pigmento.
Opera “ospite” sarà invece la xilografia realizzata in formato “vetrina” del frontespizio di una copia dell’opera I Promessi Sposi, pubblicata in toscana nel 1845 dall'editore fiorentino Felice Le Monnier, senza il consenso dell’autore che avvia, così, una causa più che ventennale, che vedrà Manzoni vincitore e che sancì i principi del diritto d’autore in Italia ed Europa L’opera nasce per un progetto destinato alla vetrina di una Scuola di Grafica a Firenze ospitata nel palazzo Le Monnier.