Il periodo di residenza presso i BoCs Art di Cosenza ha significato molto per Martina Roberts, che per la prima volta si è misurata con un lavoro artistico più strutturato e organizzato e meno istintivo. Ha sempre lavorato con il disegno, tecnica veloce che permette perciò di registrare i cambi d’umore e l’inconscio, ma in occasione del suo ritorno a Cosenza realizza una tela in cui dominante è il colore rosso. Non essendo partita con un progetto già fissato, si è aperta agli stimoli che le hanno fornito alcuni semplici oggetti (soprattutto vasi, elementi che ritornano quasi ossessivamente nella sua produzione artistica) oppure le conversazioni a due a due che ha ascoltato nei BoCs tra gli artisti, per le strade di Cosenza o alle quali ha partecipato lei stessa. Nella tela donata al BoCs Museum emerge un altro punto cardine della sua ricerca: i tessuti. Di fatti, dopo essersi formata come pittrice tradizionale, si è avvicinata al design, lavorando per almeno quindici anni sul tessuto in digitale. Proprio questa esperienza, associata al suo amore per il teatro, le ha permesso di cogliere la spettacolarità dei vestiti arbëreshë, dalle gonne plissettate e soprattutto variopinte. Un’antica foto di due donne abbigliate con tali vesti, reperita presso la Casa delle Culture a Cosenza, è stata posta dall’artista di fronte all’entrata del BoCs come punto di partenza per interpretare la sua esperienza in città; esperienza che si origina dunque dalla percezione di determinati colori: il rosso e il giallo soprattutto, impiegati non più nel disegno a pennarello, ma ricorrendo alla pittura vera e propria. L’idea del Corpo/vaso nasce da una foto scattata da Simone Camerlengo, altro artista della stessa residenza, in cui il corpo di Martina sembrava aver assunto la forma di uno dei.