strofinaccio

La residenza cosentina costituisce la terza tappa di un progetto iniziato da qualche mese e che lo ha portato già in Toscana e in Liguria. In Calabria il suo punto di partenza è stato il paesino arbëreshë di Lungro, dove grazie all’Associazione Officina della musica e Casamuseo del Risorgimento diretta da Anna Stratigò è riuscito a entrare in contatto con il popolo lungrese e con la sua quotidianità scandita da azioni rituali. L’elemento centrale del suo progetto è lo strofinaccio, un oggetto presente in tutte le cucine, luogo in cui si identifica la cultura italiana con i suoi riti della tavola, del buon cibo e della famiglia. In particolare gli strofinacci scelti sono quelli su cui è stampata la carta geografica della regione, venduti come souvenir, su cui l’artista è intervenuto con la tecnica tradizionale e ormai poco praticata del ricamo realizzando scritte significative o figure che mettono in risalto soprattutto le tradizioni del luogo. Nel caso dell’opera donata le parole che sono state ricamate sullo strofinaccio sono “dromsa cucina arberesh” in riferimento a un piatto tipico della tradizione arbëreshë, la cosiddetta “pasta dei poveri” dromësat pronunciata dromsa; e “S. Rodotà, F. Leonetti” due nomi importanti: Stefano Rodotà, importante giurista italiano nato a Cosenza da genitori arbëreshë di San Benedetto Ullano e Francesco Leonetti, nato anch’egli a Cosenza e collaboratore di Pier Paolo Pasolini nella redazione della rivista Officina.
L’intento è dunque quello di creare una grande mappatura dell’Italia attraverso la rappresentazione sugli strofinacci delle regioni delle quali ricerca delle identità.