Le sculture figurative di Nando Crippa si originano da una vaga idea iniziale che viene subito fissata su dei block notes che ha sempre con sé. All’artista piace definire le sue opere “situazioni”, infatti le sue sculture mettono in scena episodi tratti dalla vita quotidiana in un’atmosfera silenziosa e con personaggi che si ripetono quasi fossero abitanti di un universo sempre uguale a se stesso. Le sue sculture sono colorate, composte da volumi pieni e compatti, di piccolo formato (ca. 30 cm), curate con un rigore quasi ossessivo e senza eccessi, sembrano essere fotogrammi di un film in cui i personaggi sono in perenne attesa, senza slanci o grandi pretese, ma costruiscono una narrazione ininterrotta che simula l’eterno ritorno in chiave tragico-ironica. In questo c’è l’influenza dei film di Aki Kaurismaki, Jim Jarmush o soprattutto del grande maestro dell’incomunicabilità Michelangelo Antonioni, ma anche delle pubblicazioni illustrate, delle pagine dei magazine con immagini pubblicitarie in cui appaiono delle situazioni dalle quali si originano riflessioni esistenziali. Le sue opere incarnano l’elogio dell’uomo medio, solo pur in mezzo alla folla, tanto più che l’artista dopo aver realizzato le sue figurine di terracotta, le abbandona. Ciò vuole comunicare l’impossibilità di comunicare, di avere compassione e di condividere in un mondo come quello odierno. L’opera donata riprende un soggetto già riproposto in altre occasioni, come in Uomo con valigia proprio perché una volta giunto in città ha vissuto una delle tipiche situazioni dei suoi personaggi: arrivato ai BoCs con un taxi, si è trovato da solo, circondato solo dai randagi che vivono nei pressi delle residenze. Ha così avvertito un senso di spaesamento che è comune a tutti gli uomini oggi. I caratteristici personaggi di Nando Crippa vengono posti solitamente su delle piastre di terracotta, spoglie, che creano u