Ondivago

I Saggion-Paganello, che costituiscono un duo a partire dal 2014, in ogni loro progetto partono da uno studio teorico di natura filosofica, antropologica ma anche storico-narrativa che metta insieme i due background culturali di Simona e di Paolo. Sono perciò partiti da Bologna con solo un termine in valigia: ondivago il cui significato di indefinitezza e vaghezza che richiama la superficie del mare, li ha molto affascinati, tanto più che questa parola sta ormai cadendo in disuso. Sono partiti con un’idea della storia della città, nata e arricchitasi grazie all’incrocio di due fiumi, considerata come il luogo in cui si è realizzata la morte dell’epoca classica insieme alla morte di Alarico. Hanno dunque realizzato una performance sul fiume nel quale hanno individuato un sasso al centro dell’acqua che è stato poi colorato d’oro a simboleggiare il tesoro di Alarico. Il supporto sul quale è stata incollata la stampa dettagliata della cartina satellitare permette di visualizzare il punto esatto del loro intervento sul fiume in corrispondenza del quale è stata posta una piccola pepita (pietra raccolta sul fiume e ridipinta d’oro) che simboleggia il sasso-tesoro. La donazione è completata da un video dal titolo Ondivago in cui scorrono immagini dettagliate di corpi, di un blocco di creta, fulcro concettuale del lavoro (Simona vi compiva un gesto quotidianamente e Paolo lo fotografava ogni sera) e delle due sculture (una ninfa dell’acqua e una faccia) che, recuperate dalla spazzatura, simboleggiano la caduta della classicità, la decostruzione del passato abbinata alla ricostruzione di una nuova forma di classicità simboleggiata dal processo artistico di plasmare le forme nel blocco di creta.