mi manchi

Durante il periodo di residenza ha riflettuto sul tema della perdita (titolo dell’installazione è Mi manchi) coinvolgendo la collettività e in particolare i bambini. Dai racconti dei vari visitatori del BoCs con cui l’artista è entrata in contatto sono emerse storie e rituali connessi alla perdita di oggetti che riecheggiano più volte la figura di Sant’Antonio e preghiere a lui rivolte (da una di queste è tratta la frase ricamata sul disco di stoffa). L’opera donata consiste in una valigetta con all’interno un grammofono nel quale, al posto del disco, l’artista ha realizzato, con l’aiuto di una ricamatrice del luogo, un centrino su cui è stata cucita la frase “nulla è perduto agli occhi di Dio” che sembra in realtà venire fuori dalla puntina del giradischi in riferimento alla ripetizione che si verifica anche nella preghiera, recitata come un mantra. La tecnica del ricamo, anacronistica nell’epoca del tutto e subito, per il tempo riflessivo e lento che richiede richiama anch’essa la preghiera.  Nella sua pratica artistica, che sente quasi come una missione sociale, c’è da un lato un intento di recupero delle piccole tradizioni che col passare del tempo si dimenticano, anche per realizzare una riappropriazione di questi contenuti da parte del popolo che li ha originati, ma dall’altro anche la volontà di agevolare lo scambio con il diverso e l’apertura mentale. Con il suo lavoro la Galante cerca dunque di risvegliare ad un'appartenenza consapevole in cui trovare conforto. La dimensione in cui si svolgono i suoi lavori è infatti collettiva e basata su concetti quali la gentilezza e le emozioni.